HCFNews

Carve-Out: perché il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta nel mercato M&A
Nicolò Scoditti - 01/03/2026

Carve-Out: perché il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta nel mercato M&A - M&A - Mergers & Acquisitions

Un recente insight pubblicato da KPMG Strategy, ripreso anche da Bloomberg, evidenzia come i carve-out siano destinati a diventare centrali nel mercato delle operazioni straordinarie nel 2026.

Il dato non sorprende: riflette una trasformazione strutturale del contesto economico e finanziario globale.

In uno scenario caratterizzato da:

  • crescente instabilità geopolitica;
  • accelerazione dell’innovazione tecnologica, in particolare legata all’intelligenza artificiale;
  • costo del capitale più elevato rispetto al decennio precedente;

le imprese stanno rivedendo in profondità la propria allocazione delle risorse e la struttura dei portafogli di business.

Dal paradigma della scala a quello del focus

Negli ultimi anni molte organizzazioni hanno privilegiato la crescita dimensionale. Oggi, invece, il mercato premia la specializzazione strategica.

La semplificazione del portafoglio – attraverso la cessione o lo scorporo di attività non-core – consente di:

  • migliorare la leggibilità del modello di business
  • concentrare capitale e management su attività ad alta redditività
  • ridurre complessità operativa e dispersione strategica
  • valorizzare divisioni con profili di crescita differenti

In diversi casi, le società conglomerate scontano un “conglomerate discount”: il mercato attribuisce un valore inferiore alla somma delle singole parti. Il carve-out diventa quindi uno strumento per ridurre tale inefficienza valutativa.

Il ruolo del Private Equity

Un ulteriore elemento di contesto è rappresentato dall’ampia disponibilità di capitale da parte degli operatori di Private Equity.

I carve-out offrono ai fondi:

  • asset con potenziale di miglioramento operativo;
  • opportunità di creazione di valore attraverso riorganizzazioni e ottimizzazioni;
  • contesti negoziali meno competitivi rispetto alle aste su target già strutturati come standalone.

La complessità intrinseca di queste operazioni (i.e. separazione di sistemi, definizione di Transitional Service Agreements, ricostruzione della struttura finanziaria autonoma) può rappresentare una barriera per alcuni operatori, ma anche una leva di rendimento per investitori strutturati.

Aspetti tecnici e criticità operative

Un carve-out non è una semplice cessione di ramo d’azienda. È un processo articolato che richiede:

  • definizione precisa del perimetro economico e patrimoniale;
  • riallocazione del capitale circolante;
  • separazione delle funzioni corporate;
  • revisione dei contratti in essere;
  • valutazioni fiscali e regolamentari;
  • costruzione di un business plan standalone credibile.

La qualità della pianificazione e dell’execution è determinante per evitare erosioni di valore.

Implicazioni per il mercato italiano

Nel contesto italiano, caratterizzato da gruppi familiari e aziende multi-divisione, il tema assume particolare rilevanza.

Molti gruppi presentano:

  • linee di business con profili di rischio e crescita molto diversi;
  • marginalità aggregate che non riflettono la reale performance delle singole divisioni;
  • opportunità di partnership o ingresso di investitori su verticali specifiche.

Il 2026 potrebbe quindi rappresentare un’accelerazione nei processi di:

  • spin-off di divisioni ad alto contenuto tecnologico;
  • cessioni di asset non-core per finanziare piani di sviluppo;
  • operazioni con fondi per sostenere crescita e internazionalizzazione.

Una riflessione strategica

In un contesto in cui il capitale è più selettivo e il mercato richiede maggiore trasparenza strategica, la semplificazione del portafoglio non rappresenta più soltanto un’opzione tattica, ma una scelta strutturale di posizionamento.

Le imprese che sapranno anticipare questa evoluzione potranno:

  • liberare risorse finanziarie per investimenti core;
  • migliorare la propria narrativa verso il mercato;
  • attrarre capitali con una value proposition più chiara;
  • ridurre inefficienze organizzative e operative.

Al contrario, modelli conglomerati poco focalizzati rischiano di subire penalizzazioni in termini di multipli e attrattività per investitori industriali e finanziari.

In questo scenario, le operazioni di carve-out e portfolio reshaping richiedono un approccio integrato che combini competenze strategiche, finanziarie e operative.

Hybris Corporate Finance assiste gruppi industriali e imprenditori in operazioni di M&A, cessioni di rami d’azienda e processi di valorizzazione di asset non-core, supportando l’intero percorso: dalla definizione del perimetro e della strategia di dismissione, alla strutturazione finanziaria, fino all’execution e al closing.

In mercati complessi, la creazione di valore passa sempre dalla qualità delle decisioni strategiche e dalla precisione nell’esecuzione.